LIBRI: “Quello che non uccide” MILLENNIUM VOL. 4

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22 settembre 2015 di Fabrizio Re'Volver Daquino

Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist sono tornati.

Lisbeth non dimenticava torti e soprusi. Lisbeth ristabiliva gli equilibri. Possibile che il suo modo di agire in quella storia fosse collegato al suo stesso passato?

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“Chi leggerà questo quarto volume saprà esattamente dove si trova. Sarà come tornare a casa, ritrovare un bagno caldo che si è dovuto lasciare a malincuore in un giorno d’inverno. Eccoci di nuovo qui, emozionati e pronti a lascarci avvincere da un narratore dello stesso calibro di Stieg Larsson. Lagercrantz è davvero bravo, molto bravo.”The Guardian

Bisogna specificare una cosa: questo non è il seguito della Millennium Trilogy, ma un nuovo capitolo di ciò che può essere definito, secondo quanto è trapelato sulla stampa, una serie. Quella che era stata scritta dieci anni fa dal geniale giornalista e scrittore Stieg Larsson era una vicenda unica che si concludeva al termine del terzo volume e, oltre a introdurre due personaggi memorabili come Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, raccontava tutto l’ “affare Zalachenko”, dalle origini alla conclusione.
Non si è mai conclusa, invece, la spinta propulsiva del fenomeno Larsson. Dopo aver rivoluzionato gli schemi del genere, aprendo la strada ai romanzi criminali di qualità scritti sullo sfondo di tematiche sociali di feroce attualità, dopo averci fatto scoprire il filone del “giallo Svezia”, che pur esistendo da anni non aveva mai raggiunto la ribalta, Stieg Larsson era morto stroncato da un infarto, senza mai vedere il risultato della sua attività di scrittore. La scena della sua morte, avvenuta durante una riunione di redazione nella sede del suo giornale, era stata per altro descritta dallo stesso Larsson in un capitolo del romanzo con riferimento a uno dei suoi personaggi. Anche questo aveva contribuito ad alimentarne il mito; così come la leggenda, diffusa in seguito alla sua morte, che la sua compagna avesse nascosto in un cassetto un’ipotetica bozza di un seguito.
Forse si può spiegare in questo modo il clamore che ha accompagnato l’uscita di questo quarto volume, o forse è stata proprio la scrittura di Larsson a lasciare tutti in qualche modo orfani in attesa di una imminente resurrezione. In entrambi i casi, adesso l’attesa è finita.

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L’autore che la casa editrice svedese ha scelto per proseguire l’opera è David Lagercrantz, noto in Italia per aver scritto la biografia del calciatore Zlatan Ibrahimovic, ma che in patria ha anche pubblicato una biografia del matematico Alan Turing. Lagercrantz non ha mai conosciuto Stieg Larsson e non ha mai scritto nulla di simile a un romanzo giallo, escluso qualche articolo di cronaca nera nella sua veste di giornalista. Ciò è stato fatto, a detta dell’editore, proprio per creare una cesura netta tra i due stili di scrittura, che non devono essere confusi.
E non lo sono. Più asciutto, sincopato, ritmato lo stile di Larsson, più descrittiva e avvolgente la scrittura di Lagercrantz. Della crudeltà e del dolore di certi personaggi, il fuoco con cui giocava Lisbeth la vendicatrice e il disincanto di Mikael Blomkvist, rimane qualche traccia anche in questo romanzo, che non tradisce lo spirito che ha ereditato. Ma è ovvio che l’effetto di spaesamento che aveva colto il lettore alla lettura della trilogia, con tutta la sua carica incendiaria e il suo spirito postmoderno, qui sono del tutto assenti. Invece nella costruzione della trama, nella creazione del plot narrativo, Lagercrantz è perfino più attento di Larsson, poiché in poche pagine intreccia alla crisi aziendale della rivista Millennium anche una complicatissima storia di un gruppo di hacker attivi tra la Svezia e gli Stati Uniti, introducendo anche la vicenda personale di uno scienziato e del suo bambino autistico.
Lisbeth Salander è riemersa dalle profondità della terra dopo essere stata seppellita viva, proprio come avevamo letto in una indimenticabile scena del secondo volume. Con lei è riemerso dal passato il giallo svedese, i suoi lettori compulsivi e tutto lo stuolo dei suoi critici. Quasi come se si fosse riaperto uno spaventoso e affascinante vaso di Pandora.
(Fonte: ibs.it)

Fabrizio Re’Volver

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