Vinile o Spotify? È arrivato il momento di NON dover più scegliere

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13 aprile 2017 di Francesca Pugliese

La prima pagina delle riviste musicali si occupa sempre meno di musica e sempre più delle piattaforme che utilizziamo quotidianamente per ascoltarla. Spotify, Apple Music, Deezer, Youtube, Pandora, Tidal… Non sono certa di averli elencati tutti, ma bisogna pensare che nelle mani di questi siti di streaming risiede il destino della musica mondiale. O, almeno, è di questo che ci hanno convinto.


Cd e vinili sono il passato. Lo streaming è il futuro che salverà gli artisti dalla pirateria. Anche se gli artisti considerano queste piattaforma una sorta di “pirateria legalizzata”, visto che le loro buste paga sono irrisorie rispetto ai numeri stratosferici di utenti che ascoltano la loro musica.

Negli ultimi anni non si è fatto altro che parlare di numeri, previsioni spesso sbagliate, mode, rinunce in grande stile. Qualche giorno fa le dinamiche tra case discografiche e siti streaming sono nuovamente cambiate con Spotify che ha accettato un nuovo accordo di licenza con la Universal Music Group. In poche parole, la piattaforma garantirà agli artisti la possibilità di scegliere se rendere disponibile da subito il disco per tutti gli ascoltatori o lasciarlo in esclusiva agli utenti premium per due settimane.

Un compromesso destinato a quegli artisti che, dello streaming, non ne vogliono più sapere se non secondo condizioni dettate da loro. Vedi Jay Z e Tidal, con cui cerca di riportare l’attenzione sulla qualità della musica, ma intanto intraprende vari giochi di potere per migliorarne i fatturati, come togliere la sua discografia dalle altre piattaforme e lasciarla solo in quella di cui è co-proprietario.

Mentre gli altri litigano, si accordano e poi litigano di nuovo, noi ci troviamo a scegliere quotidianamente lo strumento per ascoltare la musica, un modo come un altro per spiegare a noi stessi e agli altri i nostri gusti e il nostro modo di vivere.


Abbiamo attraversato varie epoche e altrettanti 78 giri, 33 giri, musicassette, CD, Mp3. Ma se l’abitudine ci porta ad affidare le nostre playlist all’infinita disponibilità dei servizi streaming, continuiamo comunque ad acquistare e venerare vinili e CD con una certa soddisfazione, specialmente per spiegarne i lati positivi a chi ne ignora l’esistenza.

In realtà, i vantaggi dello streaming sono tanti e i numeri (di nuovo) lo confermano. In Italia, secondo FIMI (Federazione delle industrie musicali italiane) circa l’89% di hi usa YouTube lo fa per ascoltare musica, così come il 40% di chi ascolta musica lo fa con Spotify, ma solo il 20% è abbonato. In poche parole, continuiamo ad ascoltare musica ma non la vogliamo più possedere.

Allora com’è possibile che uno dei formati più antichi esistenti, ossia il vinile, stia aumentando le vendite in maniera esponenziale?


Solo nel 2015 il mercato mondiale del vinile ha incassato 416 milioni di dollari. In America, per esempio, si vendono circa 8 milioni di 33 giri all’anno, generalmente al doppio del prezzo di un CD. Gli store online dedicano sezioni specifiche per promuovere dischi che vanno dai 20 euro a migliaia di euro, se si tratta di edizioni speciali. Insomma, grandi numeri che spingono i produttori ad utilizzare le nuove tecnologie 3D per ottenere dischi di qualità più alta, dimezzando i costi di produzione.

E non sono solo i nostalgici ultracinquantenni a riscoprire il valore del vinile, ma sono soprattutto i giovani che ne incrementano la richiesta, un po’ per moda, un po’ per passione. Quando si parla di evoluzione della musica, si considera spesso l’aspetto della qualità e della comodità. In questa prospettiva, i formati digitali assolvono queste due funzioni meglio dei formati analogici. Eppure lo streaming non soddisfa il desiderio di possesso e l’emozione dell’ascolto che appartengono da sempre all’esperienza musicale.


Così, invece di scegliere, possiamo finalmente accettare il fatto che il futuro non spazzerà via il passato ma se ne riapproprierà in una convivenza vincente.

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