RE’VIEW: Janelle Monáe – “Dirty Computer” (recensione album)

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3 maggio 2018 di Fabrizio Re'Volver Daquino

Sono già trascorsi due anni dalla prematura scomparsa di Prince. E sebbene la musica del “folletto di Minneapolis” abbia influito non poco nella discografia mondiale dell’ultimo trentennio, rari sono stati i casi di artisti che hanno dedicato un intero disco al Principe, o almeno solo preso spunto. “Dirty Computer”, questo il titolo del terzo album in studio della cantante statunitense Janelle Monáe, è forse il primo vero omaggio dalla sua scomparsa, a partire già dal titolo che ricorda, volutamente o no, il suo “Dirty Mind” del 1980.

Janelle Monáe in questo disco celebra bellezza, perfezione, potere femminile e autostima. Lo fa cantando sopra solide basi electro-pop, funky e hip hop. “Giovane, nera, selvaggia, libera, nuda in una limousine”, canta nella traccia “Crazy, Classic, Life”, creando un varco di apertura per i brani che seguono. Quasi ogni traccia si chiude con un outro che ci accompagna alla successiva, senza accorgerci nemmeno del salto. Ed è cosi che la prima metà di “Dirty Computer” scivola via, senza lasciarci riprendere fiato.

La cantante in una recente intervista a Rolling Stone ha parlato apertamente della sua bisessualità, così come racconta anche in “Make Me Feel”, primo singolo estratto dal progetto. “È come se fossi potente con un po di tenerezza, una piegatura emotiva e sessuale. Scusami, si, ma nessuno lo fa meglio, non c’è niente di meglio”. Qui sembra davvero di sentire i sintetizzatori di Prince, con il suo stile psichedelico e scattante. Perfino nel videoclip che accompagna la canzone troviamo Janelle con chitarra in mano che evoca i suoi indimenticabili movimenti.

L’esplorazione del sesso femminile prosegue anche nell’ultimo singolo “Pynk”, dove “rosa” è il colore della vulva, della vagina, delle dita, della lingua. Ne parla con un tono delicato, come se si stesse rivolgendo ad una divinità. In “I Got The Juice” mostra anche le sue notevoli abilità da rapper, contrastata perfettamente dai versi di Pharrell Williams. “Dirty Computer” molla la presa solo nella seconda metà del disco, dove funk e synth-pop lasciano posto al soul e al blues per poi ritrovarsi nel gran finale di “Americans“.

Janelle ha rilasciato un disco che diventerà presto una pietra miliare. Un’opera d’arte da ascoltare negli anni a venire. È il suo regalo alla nostra e alle future generazioni che verranno. È un messaggio d’amore e speranza per chiunque teme ciò che è diverso. Ed è, apparentemente, un regalo anche a se stessa.

⭐⭐⭐⭐⭐ 5/5

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