RE’VIEW: Róisín Murphy – “Róisín Machine” (recensione album)

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11 ottobre 2020 di Fabrizio Re'Volver Daquino

Nel suo quinto album da solista, la cantante irlandese assume una nuova dimensione al centro della dancefloor, infondendo epiche atmosfere house e una piena consapevolezza di sè.

Il 2020 è stato un anno che ha visto nascere alcuni tra i più interessanti album dance che hanno riportato indietro le lancette dell’orologio, in tempi spensierati pre-Covid, fatti di mirrorball e balli fino a tarda notte. Dua Lipa e Jessie Ware sono solo alcuni tra gli artisti che hanno provato ad immergersi nel passato con dischi carichi di tensione e nostalgia anni ’90. Ad aggiungersi all’elenco questo mese è anche l’ultima coraggiosa fatica discografica di Róisín Murphy dal titolo appropriato Róisín Machine. Coraggioso perché, la cantante irlandese, a differenza delle sue colleghe, rompe gli schemi della classica struttura melodica dei brani mettendo in primo piano i suoni e i virtuosismi della house music da dj set. Il disco è già un classico della dancefloor.

Róisín Machine” è il suo quinto album ed anche il suo primo progetto completo da “Take Her Up To Monto” del 2016. Il disco si apre lentamente su “Simulation” che inizia gradualmente, senza fretta, con il groove che viene costruito in ben otto minuti e mezzo. Ed è proprio il tempo alla base del disco: in “Kingdom Of Ends”, Murphy riflette sulla mondanità della vita quotidiana. Frasi come “Continua a svegliarti alle 6 del mattino, alzarti, fare tutto di nuovo” mettono abilmente in discussione la natura ciclica della vita quotidiana. Dobbiamo arrivare alla terza traccia, “Something More”, per sentire aumentare il ritmo e vedere completare lentamente il mosaico di un disegno molto più complesso.

Giunti alla seconda metà dell’album iniziamo a sentire l’energia aumentare e siamo pronti a far partire la festa. “We Got Together” e “Murphy’s Law” esplodono in modo euforico. Le luci sulla pista da ballo si sono accese e noi siamo spacciati. Sintetizzatori contagiosi e tappeti funky iniziano a rapirci, fino a farci toccare la vetta su “Narcissus” in un bagno di sudore. Che poi, non è esattamente ciò che ogni disco di musica dance dovrebbe fare?

L’obiettivo è stato raggiunto; non ci resta che chiudere gli occhi e immaginare di trovarci in un bagno di folla al centro della pista, mentre la notte ci da il benvenuto nel suo regno di luci psichedeliche. Sì, perché fantasie del genere in questo momento possiamo solo sognarle.

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