RE’VIEW: Urban Strangers – Detachment (recensione album)

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29 ottobre 2016 di Fabrizio Re'Volver Daquino

⭐⭐⭐⭐ 4/5

Vi confesso un segreto: ho sempre avuto un debole per la musica elettronica “minimalista”. Quella che riesce ad emozionarti senza troppi effetti speciali. Pochi suoni, ma buoni. Che quasi ti ipnotizzano durante l’ascolto. Forse è per questo motivo che rimango follemente incantato dalle melodie degli The Xx o dalle ultime produzioni musicali di Lana Del Rey. Ora, non voglio di certo insinuare che il nuovo disco degli Urban Strangers sia agli stessi livelli perché sarei un matto a paragonarlo a certi mostri sacri della musica, ma sicuramente è un lavoro di altissima qualità se comparato ai prodotti di manifattura italiana.

Usciti sconfitti alla finale della scorsa edizione di X Factor (secondi, dietro al vincitore Giò Sada), ma successivamente vincenti nelle vendite con il loro album di debutto “Runaway“, arrivano adesso alla pubblicazione del loro secondo disco di inediti “Detachment” rimanendo sempre fedeli alle loro origini, ma azzardando un po di più.
Potevano benissimo cadere nella trappola dei talent show presentandosi con un album piacione, più adatto alle rotazioni radiofoniche e di facile appiglio sul pubblico televisivo che li ha seguiti fino ad oggi. Ma “Detachment” non è nulla di tutto questo, e va già premiato solo per il coraggio di questi giovani ragazzi nel mettersi in gioco, fregandonese di quello che richiede il mercato discografico.


No Electric“, brano di apertura di questo disco, mette già le cose in chiaro da subito. Bassi potenti, nessun ritornello da canticchiare ed un riff di chitarra a fine canzone come a dire a chi ascolta “qui non ci sono regole!”.
Prosegue più o meno in questo modo l’ascolto dell’intero album. Con qualche sorpresa qua e là, come nella petshopboyana “Medical” (il brano più interessante del disco insieme ad “Intro“), dove un po di EDM fa capolino, o nella (appunto) Xxiana “Bare Back Tree“, dove batteria e chitarra da soli accompagnano le voci di Gennaro e Alessio. “Warrior” è forse il pezzo che più si ricollega al disco precedente.

Non tutto, però, funziona come dovrebbe in “Detachment” e troviamo anche qui un paio di pezzi più deboli e meno incisivi come “Leaf” e “So“, dove si avverte ancora la poca esperienza e la giovane età del duo. Ma il bello sta proprio in questo: abbiamo ancora tempo per vederli maturare. E se già adesso questi sono i presupposti, che Dio li benedica.
Prima di buttarvi in giudizi affrettati, ricordate solo che state ascoltanto l’album di un giovane gruppoitaliano“.

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