RE’VIEW: Ionnalee – “Everybody Afraid To Be Forgotten” (recensione album)

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25 febbraio 2018 di Fabrizio Re'Volver Daquino

Ionnalee è un nome che potrebbe non dire nulla a chi è abituato a fornirsi di nuova musica nella maniera più tradizionale e comune a molti. Chi invece è più propenso a perdersi nei vasti e infiniti territori del web sarà sicuramente inciampato almeno una volta negli ultimi mesi, se non pur di sfuggita, in uno dei suoi meravigliosi videoclip.

Componente per molti anni degli iamamiwhoami insieme al compagno di avventure musicali Claes BjÖrklund, la cantante e produttrice Ionnalee si imbatte questa volta in un progetto solista che l’ha vista impegnata per quasi dieci anni nella stesura di questo suo primo progetto dal titolo “Everybody Afraid to be Forgotten“. Il suo vero nome è Jonna Lee e viene dalla Svezia, e no, non chiamatela semplicemente una cantante. Perché Jonna oltre a scrivere e comporre da se i suoi pezzi cura a 360 gradi l’intera macchina promozionale e artistica che si cela dietro ogni sua opera, che comprende anche tutta la parte visuale dei progetti. C’è la sua firma ovunque, videoclip compresi. Insomma, Ionnalee è padrona assoluta della sua arte ed è questo a fare la differenza e a rendere il tutto molto personale.

La sua musica è composta da pura elettronica proveniente dal Nord Europa, che tende ad abbracciare più il pop melodico piuttosto che la dancefloor. Ed è in questo contesto che l’artista si muove più a suo agio. L’asticella punta in alto in brani come “Work“, “Not Human“, “Like Hell” e “Harvest“. Quasi impossibile resistere al pianoforte che detta il ritmo in “Samaritan“. Diventa invece meno interessante quando tende a mostrare il suo lato più intimista, risultando noioso e ripetitivo, ad eccezion fatta per il brano “Dunes of Sand” in duetto con Jamie Irrepressibles.

Everybody Afraid to be Forgotten” è un disco di musica pop di altissima qualità e raffinatezza, ma 15 brani in scaletta e più di un’ora di musica non sempre risultano gradevoli e non tutto scivola via come l’olio. Sarebbe stato sufficiente rimanere stabili in un’unica direzione, senza strafare. Allora si che sarebbe stato il disco perfetto. Ma, hey! Parliamo sempre di un disco di altissima qualità.

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